1. Orientation Wep 2017

Definirei l’orientation il prologo di questa grande esperienza che finalmente anche io affronterò.

Di cosa si tratta

Per chi non lo sapesse, la WEP, ovvero l’associazione sulla quale mi affido in Italia per il soggiorno all’estero, organizza dal 2016 un week end di orientation con lo scopo di illustrare dettagliatamente in cosa consisterà l’esperienza che tutti gli studenti come me faranno attraverso laboratori di gruppo e confronti con degli ex-exchange students che sono diventati “WEP buddies”.

Dove si trova

L’orientation si è svolta a Caorle (VE) presso il villaggio turistico “San Francesco”. Questa è una struttura molto grande, ed è necessario che lo fosse: in totale ha ospitato circa 2000 futuri exchange students. La struttura è situata proprio a ridosso della spiaggia ed ha l’organizzazione del classico villaggio turistico: bungalow per dormire (attenzione alle cimici), supermercato, mini bazar, campi da calcio, pallavolo, tennis e basket (anche se dubito fortemente che li potrete utilizzare dato che saranno coperti dai padiglioni della WEP), discoteca (eh sì, c’è pure quella), 3 piscine (in quelle invece ci potrete andare) e 3 ristoranti (vi avverto però, in alcuni Autogrill ho mangiato di meglio).

Venerdì 12 maggio 2017, 1° giorno

Mi presento alla stazione Tiburtina insieme a tutti gli altri “weppini” che vengono da Roma e dintorni; eravamo all’incirca 150… Una bella cifra dunque. I pullman sarebbero dovuti partire alle 10 in punto; preciso molto l’orario perché la WEP per e-mail si è raccomandata più volte di essere presenti almeno 20 minuti prima… E invece niente, alla fine siamo partiti alle 10.45. Abbiamo confermato dunque il classico stereotipo dei romani considerati ritardatari. Comunque, nonostante il ritardo, il viaggio è stato molto divertente: in pullman ero insieme ad alcuni miei amici ma ho stretto amicizia subito anche con altri. Il viaggio è stato però molto lungo (7 ore all’incirca) e, dopo 2 soste essenziali in Autogrill, abbiamo finalmente messo piede al villaggio provati dal caldo umido e appiccicoso, alle 19. Finalmente arrivati, dopo la foto di benvenuto, lo staff ci ha assegnato i bungalow e le sistemazioni venivano decise in base all’iniziale del cognome (io che ho il cognome Fuiano sono finito insieme ad altri col cognome che inizia per “F”). Insieme al Bungalow mi hanno dato la mitica t-shirt della WEP, la mappa del villaggio, un braccialetto di riconoscimento a seconda delloa nazione in cui si svolgerà l’esperienza all’estero (io ce l’avevo giallo insieme a tutti quelli che partono per gli Stati Uniti) e un badge da portare sempre con sé con su scritto il proprio nome, il programma dell’orientation con i rispettivi orari e il sottogruppo di appartenenza. Il mio gruppo era quello dei “Buffalo Wings” (“alette di pollo” per chi non lo sapesse); il criterio di suddivisione in sottogruppi era l’associazione partner a cui ci si affida nello stato estero.

Il mio bungalow era nella zona maschile, e l’ho condiviso con altri 5 ragazzi (si stava strettissimi, ma era l’ultima cosa che mi importava).
Dopo una doccia lampo ci siamo poi precipitati a cena e avevo così tanta fame che il cibo del “ristorante”mi sembrava addirittura buono.

Dopo cena c’è stato l’appuntamento alla “WEP Arena” dove sono affluite orde di weppini provenienti da ogni angolo dell’Italia (vi avviso, starete scomodissimi). Lì, tra musica e applausi continui, c’è stata la presentazione di tutto lo staff della WEP compresi i “Wep Buddies” (vedi all’inizio). La serata ha poi degenerato, per lo meno secondo me e secondo il parere di molti altri: lo staff infatti, ha invitato tutti a cantare e a radunare oggetti che iniziano con la “C”, gioco a dir poco noioso. Comunque, nonostante ciò, mi sono divertito molto: dopo l’incontro all’arena io e i miei amici di Roma abbiamo iniziato a fare amicizia con molta gente; naturalmente all’inizio chiedevamo sempre le stesse domande, tant’è che andavo ormai in automatico: “Dove parti?” “Per quanto tempo?” “Ti hanno già assegnato la famiglia?” Era bello però sapere che tutti noi avevamo un forte progetto in comune, in un certo senso ci sentivamo tutti abbastanza vicini fra di noi, quindi stringere amicizia è risultato molto più facile. Vi assicuro cheè quasi impossibile non fare amicizia, a meno che non vi rinchiudiate del tutto in bungalow. La giornata si è conclusa con il coprifuoco a mezzanotte e mezza, anche se effettivamente ho chiuso gli occhi non prima dell’una e mezza tra giretti, chiacchiere e cose varie.

Ok, lo ammetto, ho inserito molti aspetti negativi, ma l’ho fatto perché ci tengo a esporre come siano andate realmente le cose dal mio punto di vista; è normale che ci siano stati dei piccoli disagi, ma questi non hanno compromesso in alcun modo le tante cose positive avvenute in questo week end. Ci tengo a precisare dunque che questo è stato un soggiorno splendido dove mi sono divertito tantissimo; quindi non abbiate timore e sappiate che sarà una bellissima esperienza. Il week end volerà senz’altro, ve lo assicuro.

Sabato 13 maggio 2017, 2° giorno

La mia sveglia è suonata alle 7.30 ed io mi sono precipitato di corsa a fare un’abbondante colazione che per me iniziava fortunatamente alle 8. Mi sono poi precipitato nel padiglione assegnato dove ho conosciuto i membri del mio gruppo (Buffalo Wings) e la nostra WEP Buddy. Abbiamo iniziato il famoso gioco del gomitolo. In cosa consiste? Molto semplice, disponendoci in un grande cerchio, ci si passa un gomitolo; una volta che lo si ha tra le mani bisogna semplicemente presentarsi e spiegare in modo breve e conciso le nostre motivazioni sull’esperienza all’estero. Una volta terminato il giro, ognuno stacca un pezzo di questo gomitolo e se lo tiene per sé. Lo scopo di questo gioco, in poche parole, sta nel fatto che dobbiamo ricordarci sempre che non saremo soli e qualunque difficoltà noi vivremo, dovremo essere consapevoli che anche altri si trovano nella nostra stessa situazione. A mio avviso, ritengo che questo sia un gioco molto delizioso, ma abbastanza inutile all’atto pratico: durante le situazioni di difficoltà non credo cambierebbe più di tanto sapere che anche altre persone stanno provando lo stesso disagio, dato che sarei comunque da solo. 

Subito dopo, lo staff ha radunato tutti coloro che sarebbero partiti per gli Stati Uniti nella WEP Arena (saremmo stati all’incirca 800 ragazzi). Lo scopo era quello di illustrare le ipotetiche famiglie ospitanti che ci potrebbero capitare.

Successivamente siamo andati a pranzo al ristorante e poi, dopo un tuffo in piscina, sempre noi che andremo negli Stati Uniti, siamo andati in teatro dove abbiamo fatto una cosa davvero interessante: lo staff ha fatto scrivere ad ognuno di noi una lettera destinata ai “noi del futuro”. Questa lettera la dovremmo aprire a metà della nostra esperienza e leggendola dovremmo notare i cambiamenti fatti. Secondo me è una cosa molto originale e poetica; io infatti l’ho presa abbastanza seriamente, anche se vedevo gente che stava scrivendo dei poemi lunghissimi. In seguito ci siamo divertiti a fare le foto per il “photobooth “.

Ci siamo presi del tempo libero fino alle 18.30, durante il quale sono stato prima in piscina con anche gli scivoli d’acqua (quelli sono divertenti) e poi in canoa. Devo ammettere che è stata la parte più divertente della giornata.
Alle 18.30 appuntamento in spiaggia per la grande foto di gruppo: eravamo tutti i 2000 weppini con indosso la mitica t-shirt della WEP.
E intanto si era fatta ora di cena e il ristorante ci ha atteso con il suo ormai squisito menù…
Ma subito dopo era inevitabile l’appuntamento alla WEP Arena per la mitica serata “Wep’s got talent”, vietato mancare. In cosa consisteva? In pratica alcuni ragazzi che hanno un “talento” si sono esibiti sul palcoscenico davanti a tutti noi. Devo ammettere che molti di loro sono stati straordinari, peccato che riuscire a vederli era un’impresa.

Queste performance sono durate fino alle 23.30 circa, poi con i miei amici sono stato alla discoteca del villaggio (ammetto che non era male). Quando il dj ha spento la console si era fatta l’una, anche se il tempo mi è sembrato volare; sarà perché mi sono divertito moltissimo.
Verso l’una e mezza lo staff ci invita calorosamente a tornare nei nostri bungalow, anche se, tra una chiacchiera e l’altra, non avrò toccato il cuscino prima delle 2.30.

E così si conclude questa seconda giornata, senza dubbio la più intensa e la più significativa. Durante questa giornata mi sono sentito ancora più motivato e ancora più pronto ad affrontare questa esperienza all’estero. Ciò che ha contribuito è stato secondo me il forte spirito di collettività che ha accomunato tutti quanti noi; anche per questo motivo è stato molto più facile stringere amicizia.

 

Domenica 14 maggio 2017, 3° giorno

Ultimo giorno di orientation. Il programma è stato abbastanza breve dato che alle 14 sarei dovuto tornare a Roma con il pullman.
La giornata è consistita nell’illustrazione delle regole che si devono rispettare durante il soggiorno all’estero. Devo ammettere che è stata la parte più noisosa, ma una delle più utili secondo me. Dunque la mattina, negli stessi padiglioni del giorno precedente (il mio per lo meno era lo stesso), lo staff e i WEP Buddies ci hanno spiegato tutte queste regole.
In seguito c’è stato poi l’ultimo raduno alla WEP Arena dove tutta quanta la WEP ci ha augurato un grande in bocca al lupo e ci ha salutato.

Dopo aver preso il pranzo al sacco fornito dal ristorante e con calma ho salutato tutti i nuovi amici, in particolare i compagni di bungalow con i quali ho stretto dei grandi rapporti e che mi mancano moltissimo.

Poi sono salito sul pullman pronto ad affrontare le 7 ore di viaggio tra il caldo e l’umidità… Almeno la compagnia non mancava.
Alle 23 sono finalmente tornato nella mia amata Roma ormai sfinito, ma veramente felice di questo week end molto emozionante.

Considerazioni

Devo assolutamente ammetterlo, un week end come questo non si dimentica facilmente. Avevo visto già molti video che ne parlavano, anche se viverlo in prima persona è totalmente un’altra cosa. La sensazione che si prova nell’essere circondato da persone col mio stesso sogno è straordinaria e auguro a chiunque di provarla.

Se devo darvi un consiglio, non siate timidi per nessun motivo, più che altro perché non ce n’è proprio bisogno; siate attivi, confrontatevi con nuove persone e, anche se sembra banale, siate voi stessi. Ci saranno sicuramente anche lì delle persone che vi potranno giudicare, com’è normale che sia, però non consideratele e cercatene altre che vi apprezzino per quello che siete, e vi assicuro che le troverete sicuramente. Non abbiate inoltre paura di fare figuracce perché tanto le farete lo stesso; io sono il primo che le ha fatte. Ciò che fa la differenza però è il modo in cui agirete dopo, quindi agite bene e prendetela con ironia.

Questo è il modo in cui ho vissuto l’orientation e sinceramente non mi pento di nulla. Ovviamente ognuno di voi l’ha vissuta e la vivrà in modo diverso; questo infatti è il mio punto di vista ed è soggettivo per ognuno di noi.

Concludo questa lunga descrizione inserendo una citazione che, secondo me, descrive complessivamente l’esperienza all’estero e con la quale concordo pienamente:

“It’s not better or worse, it’s just different”

wep logo

Per saperne di più: orientation WEP 2017

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