7. Arrivo

Il 3 settembre è stato il giorno più lungo della mia vita: la bellezza di 33 ore, di cui 26 in piena attività.

Inutile raccontare del viaggio in aereo: ho visto 4 film e ho dormito, o meglio, c’ho messo l’impegno, ma si sa che l’aereo non è il posto più comodo per dormire; quindi ero stravolto ugualmente.

Quando finalmente sono atterrato all’aeroporto di Spokane erano le 21.30, quindi le 6.30 del mattino a Roma; dunque potete immaginare quanto fossi esausto. E tutto ciò mi dispiaceva moltissimo perché avrei voluto essere più attivo al primo incontro con la famiglia ospitante. Non per fare una buona impressione, ma semplicemente per aprire una bella iniziale conversazione. Inoltre per la stanchezza parlavo un inglese al limite dell’accettabile; meglio lasciar perdere.

Ma per fortuna la famiglia mi ha compreso benissimo ed è stata comunque molto accogliente, tant’è che mi ha accolto con un cartellone giallo con una scritta a caratteri cubitali “Welcome to Washington Andrea!”. Vi erano disegnate note musicali e chiavi di violino dato che sapevano che suono questo strumento, e anche se la chiave era disegnata talmente male che sembrava una lumaca ho apprezzato moltissimo il gesto e il loro benvenuto.

Dimenticavo, la famiglia (welcome family) è composta da una “mamma”, Trisha, una “nonna”, Elaine e da un amico di famiglia che vive nella stessa casa, David. In aeroporto c’erano la mamma e la nonna tutte e due con un sorriso a 360° e che ho riconosciuto immediatamente al primo sguardo.

Naturalmente, dopo i saluti e i classici abbracci di benvenuto siamo sfrecciati a casa, soprattutto perché ciò che volevo di più in assolluto era gettarmi tra le lenzuola di un letto; sono subito rimasto impressionato dal fatto che la nonna guidasse, con il tragitto lungo più di 60 km e con un cielo chiaramente buio.

Il viaggio in macchina l’ho passato quindi a discutere con la famiglia riguardo alle mie aspettative, la mia vita a Roma e chiedendo informazioni sul posto, sulla nuova scuola e sul nuovo stile di vita che avrei adottato. Non sono mancati anche i momenti di silenzio: quelli fondamentali per assumere ulteriormente la consapevolezza della mia esperienza e che questo era ufficialmente l’inizio di tutto.

Chissà chi incontrerò, chissà che posti visiterò, le belle esperienze, le gioie, i dolori e i dispiaceri.

Solo di una cosa ero assolutamente certo: al mio ritorno queste strade, queste città, questi palazzi, questi scenari e questi luoghi sarebbero stati vivi e ricchi di emozioni e ricordi indelebili.

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