10. Il primo giorno di scuola

L’abbiamo affrontato tutti e lo affronterete tutti.

Il primo giorno di scuola è sempre un giorno importante e dimenticarlo sarà abbastanza difficile. Si tratta di una giornata scolastica diversa da tutte le altre ed è una delle poche intense non di libri, quaderni e spiegazioni, bensì di osservazioni, sguardi, pensieri e aspettative. 

E tutto questo non vale soltanto per l’anno all’estero, bensì per tutti gli anni scolastici. Pensandoci un attimo, tutti noi vivremo soltanto 13 primi giorni di scuola nella nostra vita (salvo i bocciati o coloro che hanno terminato gli studi prima ovviamente); e poi basta. E ogni primo giorno di scuola lo si vive sempre in modo differente con emozioni e aspettative differenti perché si ha un nuovo anno scolastico alle porte e chissà cosa succederà da qui a giugno. 

A maggior ragione il primo giorno di scuola durante l’esperienza all’estero è unico.

E chi se lo scorda il primo giorno in una high school del tutto differente da quella italiana, piena di docenti e studenti con una diversa cultura, mentalità, modo di vivere e lingua? Io, come tutti gli altri exchange students, no di certo.

Proprio mentre stavo scrivendo questo post, ho trovato l’unico fattore positivo nell’essere stato l’ultimo ad avere la sistemazione, con la partenza 2 giorni dopo: non mi ero creato nessuna aspettativa perché mi passavano per la mente talmente tante altre cose che non ho avuto il tempo di pensare al primo giorno di scuola. Inoltre la scuola era già cominciata da 3 giorni (eh sì, mi sono perso i primissimi giorni per ovvi motivi già plurielencati), dunque ciò voleva dire che avrei cominciato la mia esperienza scolastica appena 2 giorni dopo il mio arrivo. Tutto quanto è successo troppo in fretta; dunque ero tremendamente disorientato.

Quel 5 settembre 2017 è andato così.

 

Breve cronaca della giornata

Sveglia presto, molto presto, ma davvero molto presto: 5.15 del mattino. Per fortuna si era trattato solo di quella volta in particolare, dato che dovevo conoscere il tragitto e compilare i moduli dell’iscrizione, scegliere le materie da studiare e lo sport da praticare. Inoltre era così presto perché la mia host mum guida lo school bus (non il mio però) ed inizia a lavorare molto presto; il primo giorno dovevo stare con lei per compilare i moduli e quindi sono stato ben un’ora e mezza sullo scuolabus mentre lei “raccattava” gli studenti del suo tragitto. È stato l’unico momento in cui ho avuto il tempo di realizzare e constatare l’importanza fondamentale di questo giorno; anche se il tempo non è stato così tanto lungo dato che un altro exchange students, italiano per altro (cominciamo benissimo…), che avevo conosciuto il giorno prima, si era seduto accanto a me. Abbiamo subito stretto amicizia e adesso, indipendentemente dal fatto di essere italiani, con Vasco ho teso un rapporto stupendo, ma riguardo a ciò ne parleremo più avanti.

Dopo il mio primo tour sullo school bus (anche se lo scenario era sempre lo stesso: alte conifere, nebbia e qualche cervo che passava qua e là) sono entrato a scuola per la prima volta.

La struttura non è troppo grande, anzi, per trattarsi di una scuola statunitense è perfino piccola. Mi ha subito colpito la teca in vetro con all’interno un grizzly imbalsamato autentico. Dimenticavo, la mascotte della scuola è infatti l’orso grizzly; ci tengo a menzionare la mascotte perché è presente ovunque, e se dico ovunque è ovunque veramente, tant’è che gli studenti vengono addirittura chiamati “grizzlies”.

Sono entrato circa un’ora un’ora e mezza dopo il suono iniziale della campanella e i corridoi erano letteralmente vuoti dove la cosa più viva che circolava era l’aria dei condizionatori. Direttamente nell’ufficio della scuola ho conosciuto la preside che mi ha mostrato un foglio con una vasta gamma di materie che potevo scegliere. In quel momento mi sentivo più indeciso di quando a 13 anni dovevo scegliere tra il liceo scientifico e il liceo classico (e poi ha vinto quest’ultimo; grande scelta). Su un totale di 25 materie ne avevo a disposizione solamente 6, anzi, per la verità 3, dato che inglese, matematica e storia (CWP precisamente, anche se ancora adesso ne ignoro il significato) sono obbligatorie. Dopo una lunga mezz’ora fatta di indecisioni e ripensamenti infiniti (le materie scelte rimangono tali fino alla fine dell’anno, cioè giiugno) avevo scelto, cercando nella maggior parte dei casi di frequentare materie simili a quelle che studio in Italia; dunque ecco le mie materie nell’ordine:

  1. Algebra 2A.
  2. Inglese 12 (il livello più avanzato).
  3. Digital media design (in poche parole si impara ad usare Photoshop).
  4. Educazione Fisica (all’inizio avevo scelto chimica, ma il programma era inutile in quanto stavo studiando argomenti ripetuti più volte negli anni precedenti).
  5. CWP (ogni lezione si guarda CNN 10 da cui si prendono appunti per i test settimanali).
  6. Fisica A.

La prima classe in cui sono entrato è stata quella di matematica, anche se in realtà si è trattato di un errore dato che l’ora era già finita da un bel po’. Sono entrato a metà lezione, risultando quasi inopportuno, ma sinceramente non me ne importava. La professoressa è stata subito accogliente e gentile e naturalmente ha chiesto di presentarmi facendomi qualche domanda scontata, ad esempio da dove venivo e come mi trovo qui. Ho subito trovato qualche compagno di classe che mi ha invitato a sedere nel suo “gruppo”, anche se si è trattato solo di un giorno, dato che avevo sbagliato orario. 

Mi sono sentito molto confortaton dalle parole di un ragazzo appena conosciuto: “being an exchange student makes you very popular”. Ho subito pensato: “ma allora è vero”; infatti avevo saputo riguardo questa cosa da molti ex exchange students e oggi avevo avuto la prova che loro avevano ragione.

Ora di inglese: l’esperienza non è nemmeno iniziata perché appena entrato nella classe corrispondente la professoressa con un sorriso mi ha detto che la mia era l’ora precedente, cogliendo anche l’occasione di presentarsi. Dovevo andare a chimica (all’inizio avevo scelto chimica).

Ora di chimica: ho poco da dire su ciò, è stata un’ora normalissima in cui mi sono semplicemente presentato all’insegnante e ad alcuni ragazzi. Mi sono stupito più che altro riguardo il compito di “colorare un disegno di un laboratorio scientifico”… Forse in seconda elementare ho fatto robe di questo genere; anche se ribadisco il “forse”.

Pranzo: dopo due piccole figure da idiota come digitare il pin che avevo dimenticato nel frattempo, trovo subito il tavolo di Vasco affollato di gente (lui è qui dal 26 agosto, quindi conosceva già un pò di persone). Ritengo che il pranzo sia l’occasione migliore per stringere nuove amicizie, e poi, essendo un exchange student, venivo immediatamente invitato da diversi gruppi, quindi avevo addirittura il problema di scegliere le persone con cui sedersi. Il primo pranzo l’ho dunque passato così: azzannando un misero hamburger con le patate fritte e chiacchierando con nuove persone cercando invano di memorizzare i nomi.

Ora di Digital media design: adoro il mio professore. Si tratta di un uomo abbastanza in carne che fa battute ogni volta, inoltre adoro la sua voce, tant’è che lui è anche lo speaker della radio locale. L’aula è piena di iMac che ognuno di noi ne usa uno per “photoshoppare”, anche se il primo giorno ho semplicemente usato Photoshop senza criterio, nemmeno avessi 10 anni.

Ora di CWP: anche in questo caso adoro il mio professore, che poi si è rivelato essere anche il mio coach di cross country, ma questa è un’altra storia. Ammetto che ho capito pochissimo alla visione del primo video di CNN 10, più che altro perché pensavo a tutt’altre cose e quindi non ero concentrato. Inoltre mi sentivo l’unico idiota che non prendeva appunti, ma in fondo va bene così.

Ora di fisica: o meglio, ora di chimica pt. 2. Il motivo è semplice: avevo sbagliato classe e credevo che la professoressa di chimica fosse anche quesllla di fisica… Aveva senso. Poi dopo 10 minuti mi sono accorto che stava spiegando gli stessi identici argomenti e quindi ho colorato il disegno un’altra volta (lascio a voi immaginare il divertimento…).

Ad un tratto la campanella suonò, il primo giorno di scuola era terminato ed ero “sopravvissuto”, e anche abbastanza bene. 

Cosa ho fatto dopo? Sono stato con Vasco e la sua host family che ci ha portato alla riva del fiume Pend Oreille a provare la mitica esperienza del “rope swing” (ecco da dove deriva la famosa categoria di Happy Wheels); ma di questo ne parleremo più avanti perché altrimenti andrei fuori tema. 

Tutte le riflessioni che mi sono posto sono avvenute ore dopo, quando la mia mente era riuscita a mettere un pò d’ordine fra i pensieri: chissà come avrei visto ognuna di queste persone, cosa condividerò con questo ragazzo? E con quest’altro? Quanto saprò di loro? Chi sarà veramente mio amico? E soprattutto, chi sarà così importante da lasciare un segno indelebile nella mia vita?

La risposta sorge spontanea e ahimè è anche banale: lo scopriremo solo vivendo.

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