11. La gente di qui

Avete presente l’ambiente scolastico che respirate nella vostra scuola in Italia? Intendo quello di sempre, quello che incontrate ogni giorno, dove voi ne siete parte integrante ormai da un bel po’ di tempo. Una volta che ce lo avete impresso nella mente, riflettete sul fatto che in esso emergono comportamenti, modi di fare, abitudini e passatempi tipici. Non importa da quale scuola veniate, se si tratta di un liceo: classico, scientifico o linguistico; oppure di un istituto tecnico o professionale: alberghiero, agrario, aeronautico e chi ne più ha più ne metta. Non importa neppure da quale zona o contesto (si tratta sempre dell’Italia) provenite, se abitate al nord, in una grande città come Milano o Torino, o in un paese microscopico, magari uno di quei tanti che termina col suffisso -ate; oppure se abitate a Roma e dintorni, o al sud, da Napoli fino a Palermo passando per la Puglia e la Calabria; se abitate in campagna oppure nel pieno centro città.

Una volta che avete riflettuto e preso atto di questo, proiettatelo in un’high school statunitense e premete il tasto “delete” presente nella vostra mente perché è tutto diverso.

La realtà che vi ritroverete davanti è sorprendente perché è veramente unica. Non si tratta nemmeno del contesto scolastico americano presente nei film e nelle serie che siamo abituati a vedere (American Pie o High School Musical ad esempio). Inutile elencare le differenze tra i film e la realtà perché ci sono video su You Tube in quantità industriale che ne parlano, perciò risulterei ripetitivo.

I docenti

Le prime osservazioni che ho fatto non riguardano immediatamente gli studenti, bensì gli insegnanti, almeno così è stato per me.

Già durante la mia prima lezione di matematica ho subito notato in che modo la professoressa insegnava e come si rapportava con la classe. Innanzitutto lei mi è apparsa molto organizzata e ogni giorno sapeva precisamente cosa spiegare. L’aula, che ricordiamo essere la “sua” aula, è arredata e strutturata secondo il volere dell’insegnante, come la disposizione della cattedra o dei banchi. E così fanno tutti quanti i professori; infatti non esiste un’aula “classica”, perché ognuna è differente a seconda della materia, di come è organizzata, dei colori, del tipo di banchi e delle immagini affisse alle pareti (la mia aula di inglese è tappezzata ad esempio di poster della Marvel e della DC Comics, dunque immagini di Spiderman e Batman ovunque).

Il fattore più importante però è il modo in cui l’insegnante si relaziona con gli studenti e con tutto quanto il contesto scolastico. Il rapporto professore-studente è infatti molto più confidenziale e soprattutto coinvolgente. Incredibilmente le materie scolastiche risultano ancora più semplici di quanto non lo siano e anche molto più interessanti. I professori inoltre hanno questo principio: “nessuno studente deve essere lasciato indietro”; perciò loro fanno il possibile per aiutare le persone in difficoltà riparando le lacune e cercando di stimolarle. Inoltre il fatto di avere un programma scolastico più ridotto permette di apprendere meglio i concetti; in altre parole si studia poco ma in modo efficace. Da un lato è un bene, ma dall’altro è uno svantaggio per l’università, avendo poche nozioni e conoscenze.

I professori sono inoltre molto attenti allo spirito scolastico, perciò organizzano molte attività e progetti al di fuori della loro materia. Loro infatti sono molto amichevoli e scambiano spesso chiacchiere con gli studenti come se fossero amici. La sensazione di chiamare gli insegnanti per soprannome (dipende quali ovviamente) e salutarli con “hi” e non con “good morning” è fantastica. Spesso accade che gli insegnanti siano anche i coaches che magari incontri appena dopo scuola; ad esempio il mio professore di CWP è anche il mio coach di cross-country e mi stupivo del fatto di chiamarlo “teacher” all’inizio e “coach” due ore dopo.

Avete presente inoltre l’ansia riguardo ai compiti e alle interrogazioni che avvertiamo molto spesso e che sicuramente chiunque ha provato almeno una volta? Bhè, scordatevela, perché negli Stati Uniti non c’è, 0 totale. Il perché è dato dal fatto di non avere compiti durante la settimana (eccetto matematica) e il week end e il fatto che non ci sarà nessuna interrogazione e che i test/quizzes sono molto facili (il 90% delle volte sono a risposta multipla).

Gli studenti

Io lo dico sinceramente ma preferisco di gran lunga il contesto italiano, o per lo meno il mio, quello di Roma.

Ciò non esclude il fatto che si potranno formare molte amicizie perché molte persone sono straordinarie e che rimarranno impresse per tutta la vita.

Innanzitutto gli studenti americani sono abituati a ricevere exchange students come me, dunque si sono manifestati e si manifesteranno subito molto accoglienti e amichevoli; almeno nei primi giorni. Dunque mi hanno subito invitato a condividere il pranzo o a sedersi nel banco accanto al loro.

Loro si dimostrano dunque molto interessati sin dall’inizio e perciò vi do questo consiglio spassionato scrivendolo pure in maiuscolo e in grassetto: NON SIATE TIMIDI.

Questa è la “regola d’oro”, scrivetela in un poster e appendetevela in camera, oppure impostatela come sfondo del vostro smartphone, fatto sta che questo consiglio è di vitale importanza, altrimenti è la fine. Non abbiate paura di fare brutte figure sembrando stupidi, che tanto accadrà lo stesso (io nei primissimi giorni ho addirittura sbagliato classe, e solo il 5° giorno ho avuto una regolare giornata scolastica); non abbiate paura di avere un inglese “illegale”, tanto gli altri sanno che siete nuovi, quindi è normalissimo.

Ridete dei vostri errori perché è la soluzione migliore e tutti quanti lo apprezzeranno.

I rapporti risulteranno all’inizio molto superficiali e il motivo principale è il non avere una grandissima padronanza della lingua, facendo sì che le conversazioni siano limitate, in quanto insufficienti di argomenti; inoltre può capitare di non capire cosa dicano i ragazzi . Non vi preoccupate, tutto si risolverà col tempo e già dopo un mese e mezzo inizieranno a crearsi le vere amicizie. Ammetto che avere Vasco (l’altro exchange student italiano) mi è stato molto d’aiuto dato che mi ha introdotto subito nell’ambiente scolastico (se ricordate io ho iniziato la scuola 3 giorni dopo).

Riguardo al modo di fare dei ragazzi, all’inizio sembrerà un po’ strano, o meglio, inusuale. Si tratta di piccole caratteristiche che messe assieme formano una grande differenza.

Partiamo dal fattore più superficiale: l’abbigliamento. Onestamente mi aspettavo peggio, ma siamo comunque lontani anni luce. Sembra che molta gente abbia il “gusto del brutto” nel vestirsi e ci mette pure l’impegno. Un esempio è l’indossare le ciabatte con i calzini prima di un allenamento sportivo che nemmeno i turisti tedeschi a Roma (per capirsi); un altro è indossare una sorta di camicia a quadri in tessuto termico di felpa… Ce le hanno tutti!

Passiamo a una curiosità che sicuramente molti di voi hanno: come sono le ragazze americane (descrivo le ragazze perché sono un ragazzo)? Purtroppo la risposta vi deluderà un po’. Ebbene sì, la maggior parte delle ragazze della mia scuola non mi ha colpito per la loro bellezza (ho inoltre chiesto a molti altri amici exchange students distribuiti nelle altre parti degli States ed è la stessa cosa); solo adesso mi sono reso conto di quanto siano “cool” le ragazze che frequentano il mio liceo a Roma e negli altri. Ci tengo a rassicurare il fatto non sto facendo una critica ma sto solamente moderando le eventuali aspettative riguardo ciò. Sfatiamo una volta per tutte il mito che le cheerleaders siano le più “cool” della scuola perché non è assolutamente vero, e stessa cosa per i giocatori di football; questo è vero solo e soltanto nei film. Sia chiaro che non sto discriminando nessuno, voglio solo dire che loro sono persone normalissime come tutti gli altri a scuola dove non sono quindi “venerate” come nei film. Inoltre la differenza di età è ancora molto sentita per nelle relazioni: le senior sono fidanzate solo con i senior, le junior con i junior e così via; non è dunque come in Italia, dove la maggior parte delle ragazze punta ai ragazzi di uno, due e addirittura tre anni più grandi. Ho notato che le relazioni sono molo più serie e “discrete”; in altre parole è letteralmente impossibile vedere una coppia che si bacia apertamente, anzi, è difficile riconoscere se due persone sono fidanzate (e per questo motivo ho fatto qualche bella figuraccia). All’inizio vi potrà dunque sembrare un po’ strano.

Un’altra differenza sostanziale è il forte spirito scolastico che appartiene a tutti gli studenti. Tutti quanti si sentono parte di una grande comunità, che è la scuola. Tutti quanti si conoscono e si sentono molto uniti fra di loro. Mi sono stupito inoltre dei valori che hanno come l’aiutare chiunque si trovi in difficoltà e dare ogni volta il massimo (e questo vuol dire però che non lasciano copiare durante le verifiche nemmeno se venissero pagati).

Naturalmente ci sono altrettanti aspetti negativi (quelli per i quali preferisco l’Italia) che io ho notato in alcuni di loro: ad esempio una limitata apertura mentale e una scarsità culturale nozionistica (“a Roma ci sta la torre Eiffel”); ci tengo comunque a precisare che non si tratta della maggioranza ed è comunque una mia impressione. Non preoccupatevi quindi perché si tratta soltanto di alcune eccezioni.

È perciò di una realtà diversa, sia per quanto riguarda i docenti, sia per quanto riguarda gli studenti, e non bisogna paragonarla a quella italiana a cui siamo sempre stati abituati. Non dico che sia migliore, ma nemmeno peggiore, ma soltanto diversa.

Comunque posso garantirvi una cosa: questa nuova realtà vi aprirà la mente e senza alcun dubbio segnerà fortemente la vostra vita.

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