15. Se telefonando

Questo articolo è un “evergreen”: valido per tutta la durata di questa esperienza, e forse anche per il “dopo”.

In realtà il titolo effettivo di questo articolo sarebbe dovuto essere qualcosa del tipo “i momenti in cui è meglio telefonare”… Troppo lungo e troppo poco accattivante. Probabilmente te la starai cantando nella tua mente in questo istante: eh sì, la canzone di Mina (1966, successo incredibile) con covers in quantità industriale (Orietta Berti, Claudio Baglioni e Nek; giusto per citarne alcuni) mi è stata servita su un piatto d’argento.

Come ho scritto riguardo il distacco da “casa” (homesickness), la nostalgia è dietro l’angolo e può salire in qualunque momento. Se aggiungiamo anche una “giornata NO”, ogni situazione fastidiosa, anche stupida, potrebbe trasformarsi in homesickness. Anche un episodio del tipo: “Oggi a scuola ho mangiato della pasta che sembrava colla… Ah quanto mi manca una carbonara come si deve! Papà è il maestro della carbonara… Ma quanto mi manca papà!”. E poi ritornano in mente nell’ordine la mamma, poi casa, poi la propria città, la scuola, gli amici, il “solito posto”, la ragazza che vi piace e che avete coraggiosamente rinunciato di vederla, fino alla compagna delle elementari a cui avevate detto NO all’epoca, ma che ora ve ne pentite perché, dopo aver trovato il suo profilo su Instagram, è diventata una “strafiga” e vorreste scriverle per chiederle di uscire. A parte gli scherzi, in sostanza ci saranno dei momenti in cui vi mancherà tutto.

Ecco, se tutto ciò accade, tirate fuori dalla tasca il vostro smartphone, accendetelo, sbloccatelo inserendo il Pin o l’impronta digitale, aprite la rubrica o WhastsApp, selezionate un contatto e fermatevi qui. Non andate assolutamente oltre. Tornate indietro e ammirate il vostro sfondo che conoscete a memoria per l’ennesima volta, vi piace ancora? No, sostituitelo; sì, fate un sorriso compiaciuto e bloccate il telefono, non vi servirà più.

Morale di tutto ciò: se pensate a “casa” con nostalgia NON telefonate e NON chattate; non telefonate ai vostri genitori (a meno che no si tratti di un problema urgente), al migliore amico o amica o a chi di solito vi farebbe sentire bene, in “patria” però, non a migliaia di chilometri di distanza; il tasto rosso lo dovrete premere prima o poi, e il “dopo” sarà peggio.

Naturalmente tutto questo discorso si riferisce anche se il mezzo utilizzato sono i social: usateli, ma di meno se vi sale improvvisamente la nostalgia. Le super feste e i concerti che vi perderete, e che i vostri amici posteranno sulle loro stories di Instagram, ritorneranno prima di quanto immaginiate, non vi preoccupate.

Nei momenti di nostalgia, oltre che cercare di essere “busy” il più possibile e avere conversazioni con gli amici che troverete lì e con la host family (questo prima di tutto), contattate in particolar modo altri exchange students che sicuramente avrete conosciuto prima della partenza. Gli exchange students sono fondamentali: chi meglio di loro potrà comprendere tutto ciò che state affrontando e darvi i consigli più efficaci? Sembra un po’ banale da scrivere, ma siamo tutti sulla stessa barca (ed ecco che mi ritorna in mente il gioco del gomitolo fatto all’Orientation della WEP). Sentire di altre esperienze simili infatti può essere d’aiuto; almeno così è stato per me.

Telefonare a “casa”: quando? Quando vi sentite bene. I momenti di gioia, in cui tutto fila liscio, in cui le giornate volano e in cui ci si ha finalmente la sensazione di trovarsi a casa (anche se qualche settimana prima ci si poneva questa domanda: “Ma io che ci faccio qui?”) sono quelli giusti.

Sono questi ultimi i momenti in cui bisogna approfittare immediatamente per telefonare; perché sarete proprio voi i primi che ad un certo punto direte: “Mi ha fatto molto piacere ma adesso ti devo proprio lasciare” e che selezionerete il pulsante rosso del vostro smartphone con un sorriso.

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